Comitato Gemellaggio Ivrea/Qaladiza
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DECENNALE
DEL GEMELLAGGIO DI IVREA CON LA CITTA’ KURDA
DI QALADIZA
FRAMMENTI DI STORIA SPERANZE DOLORE E SOLIDARIETA’ Quando la delegazione di Ivrea arrivò a Qaladiza nel maggio del 1992, della città non era rimasta pietra su pietra. Venticinquemila abitanti, sede della prima università kurda, capoluogo della fiorente regione dello Pshdar nella provincia di Sulaimania, era stata rasa al suolo nel marzo del 1989 dall’esercito iracheno, come altri 4.500 centri abitati nella fascia di 50 Km. all’interno del confine con l’Iran. La popolazione deportata in campi di concentramento o dispersa, le sorgenti cementate, i campi avvelenati, il bestiame sgozzato o depredato, in seguito all’accordo di Algeri del 1975 fra il governo iracheno e lo Scià di Persia, con lo scopo di “bonificare” la zona dalla presenza dei partigiani della Resistenza kurda. La città è situata in una delle zone più infestate dalle mine antiuomo, fra 15 e 20 milioni quasi tutte di produzione italiana: Valsella, di proprietà della FIAT; Ma dopo la rivolta seguita alla guerra del Golfo contro il regime genocida di Baghdad e l’esodo sulle montagne per sfuggire alla vendetta di Saddam Hussein, migliaia le vittime soprattutto fra bambini e anziani, Qaladiza riprendeva a vivere. Era appena nata la Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno, grande quanto il Belgio, sottratta al controllo del macellaio di Baghdad e protetta dall’ONU. Non ne faceva parte la regione petrolifera di Kirkuk, che era tornata sotto controllo iracheno con il beneplacito degli Stati Uniti. Tornavano le famiglie trainando carretti carichi di oggetti poverissimi e si sistemavano in tende di fortuna, nei buchi fra le macerie, tornavano medici, artisti, ingegneri, architetti. Le donne portavano abiti coloratissimi, senza velo. I bambini giocavano nelle strade pulite. Nessuno sorrideva. Il popolo kurdo piangeva e continua a piangere i 182.000 desaparecidos nell’operazione al Anfal, (“il bottino”, secondo una sura del Corano), quasi tutti maschi dai quattordici anni in su, prelevati nelle loro case, per strada e mai più ritornati; le migliaia e migliaia di abitanti della città di Halabja e della regione del Badinan, gasati con le bombe chimiche dall’aviazione irachena nel 1988; le innumerevoli vittime torturate, massacrate, impiccate nei sotterranei dei Servizi Segreti iracheni. Ma rinasceva la speranza. Il popolo kurdo aveva una grande fiducia nell’Occidente. Dignitoso e fiero non voleva elemosine, ma il diritto di ricostruirsi un futuro di libertà e di pace con gli altri popoli utilizzando le risorse della propria terra. Tornammo nella Regione Autonoma dl Kurdistan Iracheno nel dicembre del 2000. Qaladiza era stata interamente ricostruita e oggi conta più di 44.000 abitanti. La costruzione dell’ospedale - con 80 posti letto – resa possibile grazie all’impegno del Comitato Gemellaggio Ivrea/Qaladiza e con il parziale contributo economico dell’Unione Europea è stato un elemento determinante per il ritorno della popolazione. Ma la città è molto povera: 60% il tasso di disoccupazione, piccolo commercio, agricoltura minima, allevamenti di pecore. E le donne erano quasi tutte vestite di nero e portavano il velo. Le mine sono ancora tutte lì, come nel resto della Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno, che continua a soffrire del doppio embargo, quello della protettrice ONU – pare incredibile, no? e quello di Saddam Hussein. Da dieci anni questa protezione viene rinnovata di sei mesi in sei mesi. La vita della popolazione dipende esclusivamente dall’accordo “Oil for food” stipulato dall’ONU con il regime iracheno per cui, ad esempio, viene importato il riso mandando in rovina la produzione locale. Nel frattempo, l’esercito e l’aviazione turca scorazzano impunemente nella Regione. Le frontiere sono accuratamente sigillate dagli Stati limitrofi Iraq, Iran, Turchia, Siria e si entra solo clandestinamente. Nelle sedi dell’ONU e dei parlamenti occidentali, sui media, la Regione Autonoma è innominata e quando non se ne può fare a meno viene pudicamente chiamata “il nord dell’Iraq abitato dai kurdi”. Gli equilibri internazionali e il controllo delle risorse kurde valgono bene la negazione di un popolo di 30 milioni diviso in quattro Stati, o no? Saddam Hussein continua indisturbato la pulizia etnica della regione petrolifera di Kirkuk e oggi circa 850.000 profughi vivono accampati in condizioni disperate nella Regione Autonoma. Le grandi associazioni umanitarie ignorano totalmente il dramma di questo popolo. E le piccole si contano sulle dita. Oggi quasi quattro milioni di persone vivono senza uno straccio di futuro. Ovviamente la fiducia nell’Occidente è svaporata e per la prima volta nella sua storia il popolo kurdo dell’Iraq abbandona in massa la sua terra per cercare una briciola di speranza in Europa. Per tutto questo il consolidamento del gemellaggio con la città di Ivrea – possibile soprattutto grazie alla solidarietà delle circa 160 famiglie dell’eporediese che ci sostengono nell’adozione a distanza dei bambini orfani di Qaladiza e alla sensibilità delle Amministrazioni che si sono via via succedute - ha acquistato un valore straordinario. Oggi, nella Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno e nella diaspora dell’Occidente, sono moltissimi a sapere che qui, qualcuno li ama. NOTE AGGIUNTIVE 1920 – Il trattato di Sèvres, stipulato fra le potenze vincitrici della prima guerra mondiale, riconosce al popolo kurdo il diritto all’indipendenza. 1923 – Il trattato di Losanna, stessi protagonisti, rinnega quanto sottoscritto nel 1920 e spartisce il territorio kurdo fra cinque Stati: Turchia, Iraq, Iran ed ex Unione Sovietica. Nel frattempo sono stati scoperti grandi giacimenti petroliferi e il popolo kurdo non dà garanzie di sottomissione agli interessi delle grandi potenze. Riprende la Resistenza kurda contro la colonizzazione 1991 – Dopo la guerra del Golfo scoppia la rivolta del popolo kurdo, appoggiata in un primo tempo dagli Stati Unti, che libera tutto il territorio sotto controllo iracheno. Ma un improvviso voltafaccia delle forze armate alleate permette a Saddam Hussein di schiacciare la rivolta nel sangue. Segue l’esodo sulle montagne al confine con la Turchia e l’Iran. Sarà la pressione dell’opinione pubblica internazionale a fermare il nuovo genocidio e nascerà la Regione Autonoma del Kurdistan Iracheno protetta dall’ONU, ma la ricca regione petrolifera di Kirkuk verrà lasciata al dittatore di Baghdad. 1992 – Per la prima volta nella sua storia, il popolo kurdo elegge democraticamente il suo Parlamento. Giuridicamente però, la Regione Autonoma continuerà a far parte dello Stato iracheno e non avrà alcun riconoscimento ufficiale. Per cercare di eliminare questo precedente pericolosissimo per il controllo del territorio kurdo, dal 1992 Turchia, Iraq, Iran e Siria si riuniscono ogni sei mesi. 2002 – Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adotta una risoluzione per imporre a Baghdad le condizioni in grado di scongiurare una nuova guerra. Interrogativi sul futuro della Regione Autonoma: Se il regime di Baghdad l’accetterà, non solo l’embargo non avrà più senso, ma nemmeno la protezione dell’ONU sulla Regone kurda. Come si comporterà Saddam Hussein? Come reagiranno i kurdi? Se la guerra ci sarà quale sarà la situazione, tenuto conto che la Turchia ha già rivendicato tutto il territorio kurdo dell’Iraq in quanto parte del fu impero ottomano, negato qualsiasi ipotesi di autonomia reale e schierato l’esercito al confine con la Regione? L’Occidente accoglierà le rivendicazioni dei kurdi per un Stato kurdo federato all’Iraq? Il diritto all’autodeterminazione prevarrà sugli interessi e gli equilibri internazionali? URL http://www.ivreaqaladiza.it/framme.html
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